Battles

No Tyondai no party

Tutti hanno vissuto l’abbandono di Tyondai Braxton come uno dei segni tangibili di quella fine del mondo in arrivo tra un anno e mezzo su questi schermi. Quindi le considerazioni su questo nuovo lavoro dei Battles, “Gloss drop”, non potevano che essere qualcosa del tipo: avevamo un cavallo selvaggio e bellissimo, oggi c’è un povero stallone zoppo e invecchiato.

A mio avviso, invece, la figura di Tyondai è più simbolica che altro. La sua assenza pesa maggiormente per il carisma dell’uomo anziché per la creatività – comunque notevole – del musicista. “Gloss drop”, d’altronde, è quello che ci si aspetta dai Battles. Una roba che molti definiscono in maniera un po’ bizzarra math rock (in quattro quarti?) ma che in realtà è post rock tortoisiano in formato dual core: ossessivo, ritmato, contorto. Ci sono anche le filastrocche sceme già presenti in “Mirrored”, solo che qui diventano ancora più complesse, orecchiabili, coinvolgenti. “Ice cream” è un gran tormentone dell’estate per fighetti disadattati. E “Gloss drop” è un bel disco per tutti.

Colonna sonora: Battles, “Ice cream”


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