Ruffianaccia

Lev Trotsky
Ce l’avevano descritto come l’ennesima vittima del diktat berlusconiano. Il professionista del telegiornalismo, addirittura “il miglior direttore di telegiornale degli ultimi quindici anni”. Ospite quasi fisso ad Annozero, Enrico Mentana spiega che Mediaset è un comitato elettorale. Scrive un libro dal titolo che è tutto un programma: “Passionaccia”. Attacca Confalonieri e racconta di metodi sovietici usati contro di lui per farlo fuori.
Insomma, il nostro novello Trotsky ha gridato al lupo solo quando il lupo è entrato in casa sua e l’ha messo alla porta con tanti saluti. E poco importa se il 2 giugno, alla festa della Repubblica al Colle, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dice a Mentana “Forza forza, quando vuoi passare a trovarmi sono sempre disponibile”. Tanto ormai a Matrix c’è Alessio Vinci.
Sul “Giornale” di oggi spunta il resoconto dell’intervento dell’ex conduttore di Matrix – in odore di Tg3 – alla festa del Pd. Mentana, a sorpresa, fa un testacoda che neanche a Indianapolis e si rimangia tutto: comitati elettorali, Unione Sovietica e passionacce. Dice quello che ha sempre detto per quindici anni – quando era il miglior direttore bla bla bla: “Berlusconi? Mi ha lasciato libertà”. Non solo. Ripropone il vecchio rosario usato durante la sua permanenza a Mediaset con cui irrideva gli antiberlusconiani ossessionati dal conflitto d’interesse: “Se fosse vero quello che dite non avrebbe perso metà delle elezioni cui ha partecipato”.
Magari senza tv e giornali le avrebbe perse tutte, le elezioni.
Colonna sonora: Paolo Cattaneo, “Adorami e perdonami”



Manfredi, cominciamo a ignorarla, ’sta gente. Prima o poi dovranno dogliersi dai coglioni.
Ehhh, tira una brutta aria per i giornalisti negli ultimi tempi! Chi può tenta di pararsi il culo.
Come diceva Lolli in una sua canzone, non so me mi fanno più pena, schifo o malinconia.
Mentana è un voltafaccia che vuole riprendersi la verginità pre-berlusconi…
Io a Mentana darei una seconda possibilità, lo ricordo ai tempi del g8 di Genova, il suo fu un racconto oggettivo e appassionato allo stesso tempo, e Agnoletto glielo riconobbe, lo stesso non si può dire di Capuozzo, chi ha visto il film che Giuliano Giuliani ha montato (su tutti i fatti di Genova, non solo sulla morte del figlio), capirà
Mentana non è un paladino dell’informazione e, come tutti (sopratutto in tempi di crisi) è uno che cerca di portare a casa la pagnotta, che questa provenga da Mediaset o da Rai3 (non sapevo dovesse passare al tg3) poco importa.
un furbastro da tempo immemore…io me lo ricordo ancora quando disse “Se qualcuno viene cacciato, scenderemo tutti in piazza”..seeeeee….finchè si penserà che gente come Mentana sia l’informazione libera, saremo sempre messi peggio.
se la posta in palio è la direzione del Tg3, come si mormora, è ben comprensibile. Ma anche no!
A me Mentana non é mai piaciuto… e l’analisi di Manfredi la sottoscrivo parola per parola! Di questi giornalisti non ne abbiamo bisogno…