Veduto e vissuto

Notare la chewing gum attaccata alla suola della scarpa
Banalità. Luglio ormai soffia afa e stanchezza come un gigantesco phon celeste posizionato sulla testa delle città. Meno male che in tv ci sono loro. La Tim Band. O Tband, come Caterina Caselli ha deciso di chiamarli.
Tre pupazzi che raccontano negli spot dei telefonini quanto è bello suonare insieme, andare in giro con un furgoncino comprato da mamma Tim, sostituire un tastierista con una sconosciuta nell’arco di un paio d’ore, trovare locali pieni di gente e gestori che li pagano per intero.
Nella vita vera non è così. Questa non è la realtà che chi ha fatto davvero il musicista ha veduto e vissuto. I tour sono massacranti. Centinaia di chilometri ogni giorno, gestori che non pagano o danno meno di quanto pattuito, notti insonni passate nel Fiat Ducato di terza mano o in qualche bettola dimenticata dall’evoluzionismo darwiniano. E poi fonici incompetenti, casse spia che non vanno, scazzi tra i membri della band. Il massimo che succede alla Tim Band, invece, è un finto litigio per spalmare la crema a Fiammetta. Vince poi il batterista, mentre lo sconfitto – il cantante – si mette a ridere. Contento di essere cornuto?
Ma la cosa più tragica – oltre che comica – è un inaspettato dietro le quinte del gruppo nel proprio MySpace. “La nostra band nasce da tre amici che condividono un sogno”. Tre amici. Neanche un gelido accenno a Fiammetta. Che nella foto è l’unica che non ha tra le mani uno strumento. Non a caso. Negli spot la ragazza suona (?) la tastiera come se fosse un bongo. Probabile che sia stata messa lì dai creativi Telecom per rendere ancora più chimica la potenzialità pop della Tband.
“Finchè non sapremo rincorrere i nostri sogni fino alla fine, non potremo definirci completamente liberi”. A me pare che i sogni li abbiano venduti in cambio di una ricarica del telefonino. Il messaggio, infatti, è che per fare il musicista è giusto diventare testimonial di spazzolini e compagnie telefoniche, rinunciando di fatto alla propria specificità di individui e artisti. Con l’aggravante che questo non è un gruppo nato prima dello spot. Ma un gruppo creato appositamente per lo spot. E sì che dieci anni fa i loro omologhi almeno si erano limitati a fare una marchetta per un motorino. Senza fare cover. E senza chiamarsi Vpop.
Colonna sonora: Morose, “Cantimplora”



Vendere il culo per una ciliegia. Come si dice dalle mie parti in dialetto (che non so scrivere).
certo che se a questa poveretta potevano mettere un sottofondo di tastiera mentre zappa sulla tastiera…
Non avevo capito si trattasse di un vero gruppo musicale, credevo fossero solo degli attori. Comunque, la pubblicità non è niente di speciale, segue il filone irreale, meringato e privo di ironia del Mulino Bianco..
Ne conosco un sacco di giovani gruppi veri, che si sbattono per un concerto (e non è semplice trovarlo, comodo, tecnicamente perfetto, che alla fine ti pagano …anzi, alcune volte succede come nella scena di “Blues Brothers”, quando le birre bevute vengono detratte dal compenso e allora bisogna fuggire alla grande…), ma tu saprai forse meglio di me come stanno le cose. E noi sappiamo tutti come la tv sia il regno della crassa falsità. Vince chi le spara più grosse. Da un trentennio almeno.
Che poi sia chiaro, una volta sul palco tutto si dimentica ed è una scarica d’adrenalina pazzesca. Ma il contorno non è certo all’acqua di rose come viene rappresentato dalla Tband
La Caselli ormai da anni sta facendo così tanti danni alla musica italiana da non immaginarsi mai tale livello di degrado! E il bello é che si lamenta pure…
Ora le testate giornalistiche si contendono le foto di Fiammetta, che, secondo Repubblica, è di destra ma ama gli hippy (non riferendosi a una “cultura” ma all’acconciatura che portano).
Un mondo superficiale, una musica banale. Posso rubarti un pò di pessimismo?