
"We are the leaders of it all"
Siamo già al duemilanove. Siamo passati attraverso attacchi terroristici, guerre, influenze bubboniche, crisi economiche, tormentoni estivi e reality show. E il duemiladieci non promette nulla di buono. Consoliamoci con la musica, allora. Gli anni duemila hanno avuto una curiosa differenza rispetto ai decenni precedenti. Da una parte è mancata quella simbologia che ha fatto la fortuna delle band passate. Insomma, laddove c’erano i Nirvana, i Sex Pistols o gli Smiths (icone generazionali in grado di fare sistema musicale e controculturale per le masse), dal 2000 a oggi ci sono state tante icone incapaci di fare sistema e un grande sistema controculturale (l’indie) incapace di produrre icone di massa. Colpa di Napster, qualcuno dirà. Merito di Napster, qualcun altro dirà. Entrambe le tesi sono vere.
“Millennium bug” è una breve carrellata dei dischi che secondo me meritano di essere portati nel cassetto dei ricordi di questo decennio arrivato agli ultimi giri. Un post un disco un anno. A partire dal 2000.
Era il periodo in cui i Korn spadroneggiavano nei cd masterizzati degli adolescenti di allora e Fred Durst faceva il gradasso grazie ai suoi mai troppo stroncati Limp Bizkit. I Deftones non divennero popolari come gli altri concorrenti ma hanno sfornato una serie di dischi che reggono ancora oggi l’impatto col tempo trascorso. “White pony” diluì l’hardcore e il nu metal in un’ambientazione molto più complessa, melodica e ispirata, portando ancora più in là il discorso fatto tre anni prima con “Around the fur”. C’è chi li definì, dopo questo album, “i Radiohead del metal”. Chi pensò a loro come agli eredi degli Smashing Pumpkins. Perché “White pony” è una successione di brividi e potenza. Ancora oggi mi ritrovo a sgolarmi e ad agitare il pugno cantando la catarsi dark di “Pink maggit”.
E, per l’occasione, ancora un pensiero per Chi Cheng.
Colonna sonora: Deftones, “Pink maggit”



7 maggio 2009 at 17:05
Forse l’unico gruppo in grado di lasciare un’impronta indelebile in questo anni zero sono stati proprio i Radiohead. Forse volontariamente hanno rifuggito la status di icone.
7 maggio 2009 at 17:10
eh, dei Radiohead parlerò più avanti
(ma concordo su quello che hai detto)
8 maggio 2009 at 19:47
Ho difficoltà a trovare un album significativo per questo decennio, ci penso, ciao
20 maggio 2009 at 15:50
Concordo con quanto scrivi. “White pony”, allargando a 360° lo spettro di ciò che é metal, fa il paio con “Roots” dei Sepultura in quanto ad asticelle spostate un po’ più su…
26 maggio 2009 at 0:09
Amati tantissimo. Fin dal primo album.
6 agosto 2009 at 2:05
[...] puntate precedenti: 2000 – Deftones, “White pony”; 2001 – Giardini di Mirò, “Rise and fall of academic [...]
28 luglio 2011 at 17:44
Ehm… Mirrored dei Battles (2007) è il disco più importante del decennio passato. Ottimo anche White Pony comunque.
29 luglio 2011 at 12:14
Il più importante non so, di sicuro tra i più importanti
http://rockpoliticaepessimismo.wordpress.com/2009/11/28/millennium-bug-battles-mirrored-2007/