2009 osservato speciale – Obama contro tutti

2008 Novembre 28
Il compagno Obama (foto Jetheriot - Flickr)

Il compagno Obama (foto Jetheriot - Flickr)

Obama nel 2009 dovrà vedersela con un contesto internazionale che ha ben poco di rassicurante. I fronti caldi – medio oriente, le guerre in Iraq e Afghanistan, la Russia – sono emergenze che difficilmente si possono risolvere solo con gli slogan e le canzonette.

MEDIO ORIENTE

La novità, almeno stando a quanto dichiarato da Obama durante la campagna elettorale, non riguarda tanto il conflitto arabo-israeliano (solidarietà a Israele; stato palestinese indipendente). Quanto il rapporto con la Siria. Obama apre le porte a Damasco per far diminuire progressivamente le tensioni nell’area. Sotto questo aspetto, segnali incoraggianti arrivano dal paese mediorientale. Che, davanti a un atteggiamento di rigidità istituzionale, lascia comunque trasparire un certo ottimismo e una possibile normalizzazione dei rapporti con l’Occidente. Sempre che le bombe terroristiche e i raid americani lungo il confine della Siria non dovessero continuare. L’Iran, intanto, resta alla finestra. Il prossimo dodici giugno ci saranno nuove elezioni presidenziali, con Ahmadinejad che si candida a un nuovo mandato. Si tratta di una data cruciale, considerando il peso giocato da Teheran nell’area. Al Quaeda invece pare essere in un momento di transizione. Un paio di mesi fa aveva attaccato Iran, Hezbollah e gli sciiti iracheni, accusandoli di collaborazionismo con gli americani. Che è quanto dire. I servizi segreti parlano di attentati in arrivo in America. Sorta di benvenuto di Bin Laden a Obama.

IRAQ E AFGHANISTAN

Obama dice che ritirerà le truppe dall’Iraq. Intanto chiama Hillary Clinton come segretario di stato, lei che aveva votato per l’intervento in Iraq. Al Qaeda per tutta risposta lo definisce, con l’eleganza propria dei fuori di testa, “servo negro”. La partita vera però si giocherà in Afghanistan, dove la missione è in difficoltà. Non a caso Obama chiederà agli europei aiuto proprio in questa e in altre zone calde, come il Darfur. Potrebbe essere un ritorno al multilateralismo internazionale.

RUSSIA

Gli americani guardano con estrema attenzione alle mosse di Mosca. E nel 2009 la situazione potrebbe radicalizzarsi, dopo un periodo di basso profilo a causa degli sconquassi generati in tutto il mondo – Russia inclusa – dalla crisi finanziaria. Lo scudo antimissile continua a essere il motivo principale di scontro. Bush aveva detto che serviva per fermare gli attacchi di Iran e Corea del Nord. Un articolo del Guardian di qualche mese fa, però, aveva sottolineato l’inutilità dello scudo, che può essere aggirato con molta facilità. Inoltre, è piuttosto improbabile che un paese – Iran, Corea o chi altro – decida di mettere la sua firma in calce a un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. Equivarrebbe a suggellare la propria distruzione. Il sospetto, allora, è che più che uno scudo si tratti di un deterrente per le ambizioni neosovietiche di Putin. Un regalo dell’amministrazione Bush prima di ammainare la bandiera. Bisogna vedere se Obama lo seguirà su questa strada.

Colonna sonora: Super Elastic Bubble Plastic, “Someone nice to kiss”

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