Va’ dove ti porta la vecchiaia

2009 Novembre 10
di Manfredi
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Dove sono i bambini?

Eravamo in un vivaio in occasione dell’uscita del nuovo lavoro di Susanna Tamaro, “Il grande albero”. L’umidità talmente densa che si era tatuata sulle ossa. E un paradosso generazionale come sigillo perfetto di questa serata letteraria: nonostante si trattasse di un libro scritto e pensato per i più piccoli, all’incontro era presente solo una – coraggiosa – bimba. Per il resto, il più giovane accorso in quella sala improvvisata aveva i capelli bianchi.

Colonna sonora: The Zen Circus, “Vecchi senza esperienza”

Le recensioni impossibili

2009 Novembre 7


Amorfo tour de force di produzione dal quale in realtà si salva tutto e niente, che rialza la posta dell’ambizione (dando pure una parvenza d’utilità all’altrimenti futile progetto parallelo Team Sleep), consolida la competenza, tralascia la concisione e fa spallucce dell’alta prevedibilità. L’equilibrio instabile tra artifici di furbizia melodica da videoclip e spigoli screamo non riesce sempre a sostenere il peso degli stereotipi. Ci sono di nuovo furia e urgenza (anche se dettate da non si sa bene cosa), nonostante tutto.

(via Ondarock)

Colonna sonora: Deftones, “Beware”

Nel nome del Padre

2009 Novembre 5
Crocifisso

E del Figlio

Io sono ateo. Sono sicuro che non esiste nessuna divinità superiore, ma solo convenzioni che nel tempo sono state scritte in buona fede, manipolate in malafede, digerite in buona fede e propagandate in malafede da tutti i popoli in tutti i tempi. Non sono di quelli che dicono di non avere avuto il dono della fede. La fede non è un dono che arricchisce chi ce l’ha e inaridisce chi non ce l’ha. La fede è qualcosa che può dare un senso al percorso esistenziale di chi crede. Ma questo percorso non è detto che debba essere migliore rispetto alla strada intrapresa da un ateo. La retta via è uno stato della mente che prescinde dalla fede religiosa. Altrimenti gente sanguinaria, corrotta e crudele come Totò Riina o Bin Laden sarebbero degli illuminati. Qualcuno potrebbe citare Robespierre o Fidel Castro. Obiezione accolta.

In merito alla sentenza non ho un’opinione particolare. Per me il crocifisso potrebbe pure rimanere dov’è, da ateo non mi sento offeso. Marco Travaglio ha scritto un ottimo pezzo che condivido quasi in pieno. Resta il fatto, però, che il simbolo della croce non è solo, come dice Natalia Ginzburg citata dallo stesso Travaglio, “l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente…”. La croce è stata in passato il paravento di storie troppo lunghe e tragiche da raccontare in un blog modesto come questo. E tuttora viene sfoderata per un’allucinata propaganda politica con la bava alla bocca.

Credo, peraltro, che per colui che è morto sulla croce – salvando l’umanità – l’insulto peggiore è sentire qualcuno usare nel suo nome un verbo terribile e sconsiderato come “morire” nei confronti di qualcun altro.

Colonna sonora: Zwan, “Jesus, I”

Millennium Bug: Nathan Fake, “Drowning in a sea of love” (2006)

2009 Novembre 4
nathan fake

La nostalgia di un futuro a misura d'uomo

Ciò che forse resta davvero del 2006 è lo sguardo sbarrato di Piero Fassino davanti alle telecamere. E’ notte inoltrata. Il segretario dei Ds – invecchiato di dieci anni in dieci ore – annuncia la vittoria dell’Unione con la voce  monocorde e il volto scioccato di un dead man walking. A destra parlano di brogli. E quello che doveva essere il momento della rinascita si è trasformato nel primo atto di un logorante miglio verde del centrosinistra. Solo che a scriverne la trama non è stato Stephen King. Bensì un più prosaico Clemente Mastella.

In un apprezzabile slancio di cambiamento, il buon Nathan Fake ha fatto armi e bagagli per lasciare il suo orticello dream pop e trasferirsi – metaforicamente – a Ibiza. L’ultimo disco, “Hard island”, uscito quest’anno, è infatti un incessante martellamento trance in quattro quarti. Il risultato è buono, anche se manca quel senso di meraviglia e magia che era l’ossatura sulla quale si reggeva invece “Drowning in a sea of love”.

Che, all’inizio, pareva proprio un capolavoro pop mancato. Le trame strumentali di Fake dosavano talmente bene pennellate shoegaze e tinte idm che era davvero un peccato che non ci fosse una voce a coronare il romanticismo post moderno di questi pezzi. Un po’ come sentire Aphex Twin rifare i Radio Dept. o i My Bloody Valentine e non trovare quei ritornelli da epica underground. Alla lunga però l’album si dimostra perfetto come colonna sonora di un film personalissimo che ognuno può girare tra cuore e cervello. Per musicare le nostalgie di un futuro a misura d’uomo che, probabilmente, non vivremo mai.

Colonna sonora: Nathan Fake, “Long sunny”

(Nelle puntate precedenti: 2000 – Deftones, “White pony”; 2001 – Giardini di Mirò, “Rise and fall of academic drifting”; 2002 – The Notwist, “Neon golden”; 2003 – Broken Social Scene, “You forgot it in people”, 2004 – The Radio Dept., “Lesser matters”; 2005 – Yuppie Flu, “Toast masters”)

Millennium Bug: Yuppie Flu, “Toast masters” (2005)

2009 Ottobre 24
Europe is different

Europe is different

Nel 2005 il centrosinistra stravince alle elezioni regionali. Gli episodi più clamorosi sono quelli del Lazio e della Puglia. Piero Marrazzo e Nichi Vendola battono a sorpresa i presidenti uscenti, Francesco Storace e Raffaele Fitto, e diventano le stelle del nuovismo etico dell’Ulivo. Silvio Berlusconi è dato ormai per spacciato e a sinistra già parlano come se dovessero governare per i prossimi vent’anni. Buffo vedere come la storia sia proseguita in un modo molto diverso da come queste persone l’avevano immaginata.

Visto che Pitchfork ha dato fiato alle trombe con l’ennesima, logorroica e prematura classifica dei duecento (200) dischi migliori e delle cinquecento (500) migliori canzoni del Duemila (della serie: mettiamo tutti per non scontentare nessuno), sono costretto ad accelerare il passo di questa rubrica per non finire fuori tempo massimo.

Ce ne sono di dischi, nel 2005. Antony and the Johnsons e il suo struggimento tragico e soul. Gli Offlaga Disco Pax e il loro socialismo tascabile e indietronico. I Baustelle e il trionfo della nuova canzone d’autore italiana. E poi loro, gli Yuppie Flu. “Toast masters” è un disco che non avevo ascoltato bene, ai tempi. Sbagliando. Perché è un atto d’amore e devozione all’indie rock, ai suoi miti – Pavement primi fra tutti, ma anche gli Strokes – e al suo immaginario. Ed è soprattutto un inno alla vita. “Now smile ’cause the pain is over“, canta Matteo Agostinelli ed è come se stesse parlando un po’ per tutti noi. A tutti noi. I suoni riprendono, ampificano, rinnovano quell’immediatezza pop che nel precedente “Days before the day” aveva trovato asilo nella sola “Food for the ants”. I testi sono slogan in cui ciascuno può ritrovare il proprio vissuto e rivedere positivamente ciò che prima, magari, sembrava un fallimento. Perché, come cantano nell’ultimo brano, l’Europa è un differente stato della mente. E perché se è vero che quando piove diluvia, è altrettanto vero che quando spunta il sole il mondo ci regala il suo sorriso migliore.

Colonna sonora: Yuppie Flu, “Glueing all the fragments”

(Nelle puntate precedenti: 2000 – Deftones, “White pony”; 2001 – Giardini di Mirò, “Rise and fall of academic drifting”; 2002 – The Notwist, “Neon golden”; 2003 – Broken Social Scene, “You forgot it in people”, 2004 – The Radio Dept., “Lesser matters”)

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2009 Ottobre 23
di Manfredi

Proviamo a ripartire?

(Quanto è maledettamente bella questa canzone?)

Colonna sonora: The Black Heart Procession, “When you finish me”

Comunicazione di servizio

2009 Settembre 17
di Manfredi

Per un po’ questo blog sarà in pausa. O comunque avrà degli aggiornamenti molto sporadici. Le cose della vita.

State bene.

Colonna sonora: Micah P. Hinson, “Running scared”

Millennium Bug: The Radio Dept., “Lesser matters” (2004)

2009 Settembre 13

(Nelle puntate precedenti: 2000 – Deftones, “White pony”; 2001 – Giardini di Mirò, “Rise and fall of academic drifting”; 2002 – The Notwist, “Neon golden”; 2003 – Broken Social Scene, “You forgot it in people”)

Una festa di gente introversa

Una festa di gente introversa

Nel 2004 nessuno parla più di Afghanistan e le donne riprendono a indossare il burqa. Nel 2004 il terrorismo islamico trova nella polvere di Baghdad una palestra di caos e sangue. Nel 2004 il petrolio raggiunge il record storico di 44 dollari il barile e c’è chi parla con orrore dell’ipotesi fantascientifica dei 50 dollari. Nel 2004 i democratici sono talmente sicuri di vincere contro George W. Bush che decidono di candidare alle presidenziali americane John Kerry. Uno che quando sorride sembra che stia per piangere. Nel 2004 il mondo capisce che l’autunno durerà altri quattro anni. Perché quando piove, diluvia.

Anche stavolta approfitto di un trucchetto temporale. “Lesser matters” degli svedesi Radio Dept, in effetti, esce nel 2003, ma solo l’anno seguente, grazie alla ristampa della londinese Xl, il popolo dei jeans stretti trova un nuovo nome da tatuare a caratteri cubitali sulle proprie magliettine.

La band risveglia nei giovani europei l’amore per il feedback, la melodia e la bassa fedeltà. I riferimenti sono i Jesus And Mary Chain, i My Bloody Valentine e gli Air. Rielaborati però con un piglio formidabile. “Where damage isn’t already done” è un inno shoegaze da cantare con le corde vocali al minimo sindacale e con le emozioni a fior di pelle. “Bus” è esistenzialismo scandinavo ovattato di riverberi. “Against the tide” è una ballata triste da ultimo giorno d’estate, quando l’azzurro del cielo sbiadisce in grigio. Così, ascoltare “Lesser matters” è come ritrovarsi a una festa di gente introversa. Dove ciò che conta non è quello che si dice ma quello che si prova.

Colonna sonora: The Radio Dept., “Where damage isn’t already done”

Ruffianaccia

2009 Settembre 4
YLev Trotsky

Lev Trotsky

Ce l’avevano descritto come l’ennesima vittima del diktat berlusconiano. Il professionista del telegiornalismo, addirittura “il miglior direttore di telegiornale degli ultimi quindici anni”. Ospite quasi fisso ad Annozero, Enrico Mentana spiega che Mediaset è un comitato elettorale. Scrive un libro dal titolo che è tutto un programma: “Passionaccia”. Attacca Confalonieri e racconta di metodi sovietici usati contro di lui per farlo fuori.

Insomma, il nostro novello Trotsky ha gridato al lupo solo quando il lupo è entrato in casa sua e l’ha messo alla porta con tanti saluti. E poco importa se il 2 giugno, alla festa della Repubblica al Colle, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dice a Mentana “Forza forza, quando vuoi passare a trovarmi sono sempre disponibile”. Tanto ormai a Matrix c’è Alessio Vinci.

Sul “Giornale” di oggi spunta il resoconto dell’intervento dell’ex conduttore di Matrix – in odore di Tg3 – alla festa del Pd. Mentana, a sorpresa, fa un testacoda che neanche a Indianapolis e si rimangia tutto: comitati elettorali, Unione Sovietica e passionacce. Dice quello che ha sempre detto per quindici anni – quando era il miglior direttore bla bla bla: “Berlusconi? Mi ha lasciato libertà”. Non solo. Ripropone il vecchio rosario usato durante la sua permanenza a Mediaset con cui irrideva gli antiberlusconiani ossessionati dal conflitto d’interesse: “Se fosse vero quello che dite non avrebbe perso metà delle elezioni cui ha partecipato”.

Magari senza tv e giornali le avrebbe perse tutte, le elezioni.

Colonna sonora: Paolo Cattaneo, “Adorami e perdonami”

Un romantico a Milano

2009 Agosto 27
di Manfredi

Fra qualche giorno lascerò Roma per tornare a Milano. In effetti avevo un po’ di nostalgia del bar Rattazzo. Da settembre si naviga a vista. Speriamo di non essere su un Titanic. Se no sai che fregatura.

Colonna sonora: Dedo, “The gaze”